CinemaFull Metal Jacket e gli orrori del Vietnam(16 febbraio 2005)“Full metal jacket, blindatissime”, proclama il soldato Palla-di-lardo prima di uccidere il sergente-istruttore Hartmann e poi suicidarsi, riferendosi ai proiettili che ha caricato all’interno del fucile. La sequenza epilogo dell’addestramento di alcuni giovani volontari del Corpo dei Marines a Parris Island rappresenta il climax di violenza e follia di guerra che pervadono Full Metal Jacket (1987). Tornando a trattare uno scenario di guerra (dopo Orizzonti di Gloria), il regista americano Stanley Kubrick affronta questa volta l’avventura del Vietnam. I protagonisti, una quindicina di reclute cui viene impartito un lungo periodo di duro addestramento, sono ragazzi comuni della provincia americana, che credono, almeno finché sono in Patria nella causa per la quale stanno combattendo. Terminato l’addestramento vengono spediti al fronte, dove scopriranno le atrocità della guerra che da casa avevano solo immaginato. La loro avventura terminerà con la presa della città di Hue, in cui dovranno affrontare un cecchino, la cui motivazione risulterà essere più salda della loro. Kubrick, partendo dalla novella di Gustav Hasford “The Short Timers”, esplora il mondo della guerra e della spersonalizzazione necessaria al funzionamento di un apparato militare pachidermico, che giunge fino all’annullamento del nome e della personalità dei combattenti, in favore della loro unità di Corpo. Ancora una volta ricorre il tema caro a Kubrick relativo alla trappola Natura/Cultura in cui il genere umano è ingabbiato.
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