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Arte contemporanea

Le cartoline di Salvo

(11 marzo 2005)

Non sono solo quel che sembrano le cartoline d'Italia di Salvo, memorie dipinte di città, luoghi e paesaggi, perché queste immagini ci raccontano una cosa vera che alla fine diventa sogno.

Narrazione, fantasia, descrizioni che derivano dall'esperienza e dalla memoria, si inseguono in una illusione che ci affascina, come nell' eco di un evento svanito, anche se la città dipinta rimane una rappresentazione mentale, una visione generale di cose, persone, situazioni.

Le vedute che il pittore ci mostra sono dipinte su piccole tele e cartoncini presentati in forma dello Stivale, e subito si nota il trompe-l'oeil, l'inganno,perché sembrano più grandi di quello che sono, come il San Gerolamo nello studio di Antonello a Londra, che pare un quadro grande con quegli ambienti ariosi in prospettiva, i paesaggi lontani al di là dalle finestre, ed è invece piccolissimo.




Lo sguardo corre da un posto all'altro. Attraverso la sensibilità del pittore, i suoi colori, la sua accessibile semplicità fatta di case, alberi, nuvole risolte in modo schematico, ( si pensa all'astrazione di Cézanne che dipinge sempre un cubo,un cono, un cilindro) ci arriva un'immagine Nello spazio precisa e corretta ma non priva di relazioni.

E chi, se non Salvo, che prima della Transavanguardia è ritornato a dipingere, ci può suggerire riferimenti dalla storia della pittura, o citazioni colte attingendo a discrezione dai maestri del passato?

Si pensa ad esempio, guardando Venezia, a De Pisis , ma anche a de Chirico, a Manet; si guarda alle torri di San Giminiano e si pensa a quelle di New York. Per quanto riguarda il tempo, il tramonto di una sera ricorda tutti i tramonti di una vita e tutti i tramonti del mondo.
Quelli di Torino e della Sicilia, di Buenos Aires e della Norvegia, perché è la memoria che salva le cose tra apprendimento e fissazione.
Vedute di città o di luoghi dove si va o dove si è già stati, o dove siamo vissuti per un certo periodo, ricordi di giornate come ieri, quando c'era la neve, o il sole, a Mantova , a Roma, a Palermo, e siamo entrati nella chiesa, siamo saliti sulla torre, siamo andati nella pineta in riva al mare.

Poi, a volte si manda un ricordo del momento a qualcuno che ci è caro.
Ma c'è anche nella pluralità dei luoghi di queste cartoline una relazione con le influenze dei periodi del tempo e dei loro stili .
Nella nostra epoca di fotografie, di immagini della pubblicità, di video, la ricerca dell'artista ci propone immagini dipinte con esperienza, esercizio continuo nella pratica della serie, quasi mai prese dal vero, " en plein air" ,ma sempre filtrate attraverso la memoria.
Il pittore ci presenta e ci racconta col colore, col tono giusto e il ritmo giusto quell'atmosfera particolare che si crea solo con la deformazione dell'inganno e dell'astrazione.
Ogni buon artista in fondo - sostiene Salvo- si distingue dall'altro pur dipingendo lo stesso soggetto, e questa differenza dimostra come il mistero delle cose non sia mai del tutto definibile, mentre subito riconoscibile è il suo stile.

La raccolta di cartoline d'Italia è cominciata nel lontano 1980 con un nucleo iniziale di tre o quattro vedute di città, tipiche del modo di dipingere di Salvo, che inserisce nei suoi paesaggi chiese e monumenti facilmente riconoscibili.
Se c'erano la Mole Antonelliana o la Torre di Pisa ci potevano essere anche San Giovanni degli Eremitani o il Colosseo, e così è nata subito l'idea di chiedere al pittore altri soggetti.
Con l'andare del tempo, lentamente, a piccoli gruppi o da sole, altre città e altre vedute si sono unite alle prime per formare un 'Italia dipinta.
Lunghi sono stati a volte i periodi di attesa di qualche nuovo elemento, altri invece sono trascorsi nella contemplazione della mappa che sulla parete si andava formando; e così con l'idea di completare questo viaggio ideale appeso al muro, il rapporto di amicizia col pittore ha continuato a fare da sfondo alle periodiche richieste di nuove vedute.

In quel periodo Salvo, siciliano nato a Leonforte nel 1947 e trapiantato a Torino, dopo essere passato dai lavori concettuali dei primissimi anni '70, al totale ritorno alla pittura a partire dal 1972- 73, stava lavorando alla sua nuova ricerca artistica con un atteggiamento estetico teso a privilegiare la costruzione ed i valori del dipingere più che la loro analisi.

Come fa ben notare J:L: Maubant nell'introduzione al catalogo di una mostra di quel periodo -
Villeurbanne, Le Nouveau Musee. 1983, l'aneddoto in Salvo si trova elevato alla dimensione di manifesto e se ne trovano le prove nell' effetto serie che è costante nell' opera del pittore.
La sincerità un poco aggressiva e verbosa di chi si è formato da solo, e l'interrogarsi costantemente sul concetto di modernità conducono Salvo attraverso la sua formazione fatta di molte letture e una passione-culto per la pittura, ad un personale romanticismo che ne fa una figura unica nella Torino degli anni 80.

Sono passati più di venti anni da quando, dopo le prime cartoline, ho voluto incrementarne il numero per vedere un 'Italia mai vista prima, e ottenere nella ripetizione dello sguardo e del possesso il piacere di freudiana memoria.

Oggi le cartoline sono circa trenta, e la fine della serie è ancora lontana data la "velocità"con cui l'artista le dipinge. Certo è che considerando il tempo che occorre per vedere le richieste esaudite l'attesa durerà per tanto tempo ancora anche perché i luoghi e le città della mente sono potenzialmente infiniti.

Matteo Remolino



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