Arte contemporaneaL' Arte Povera(10 marzo 2005)I protagonisti dell'Arte Povera operano con ciò che è primario, che appartiene alla natura (la terra, il fuoco, la lana, i vegetali, gli animali) o che esprime le energie insite in tutte le cose (la luce al neon, la cera o il sale che reagiscono all'ambiente, il rame o il piombo che si modellano docilmente). Movimento artistico si sviluppato' in Italia nella seconda metà degli anni Sessanta. Di qui l'impiego nelle opere d'arte di materiali "poveri" quali terra, ferro, legno e stracci. Altre caratteristiche, che accomunarono il movimento alle contemporanee esperienze concettuali, Pop Art, minimal e Land Art, furono il rilievo artistico dato al momento della concezione e realizzazione dell'opera, l'attenzione verso gli oggetti d'uso, le performances attraverso cui coinvolgere gli spettatori e gli interventi sul paesaggio (nel suo pieno rispetto). Principali figure del movimento sono Michelangelo Pistoletto, Iannis Kounellis, Giovanni Anselmo, Giuseppe Penone, Giulio Paolini, Mario Merz, Luciano Fabro e Gilberto Zorio. Teorico del gruppo fu il critico Germano Celant. Nella sezione dedicata all’“Arte povera” esponeva un gruppo di giovani autori, fra i quali Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Giulio Paolini e Jannis Kounellis, che avevano da poco esordito sulla scena torinese. Il termine “povera” indicava, nelle intenzioni di Celant, opere realizzate con materiali industriali d’uso comune oppure con elementi naturali. Lasciato da parte l’IM-Spazio, Celant pubblicò, alcuni mesi dopo, un articolo proprio sull’Arte povera, riferendo l’espressione, questa volta, non soltanto ad una mostra, bensì ad una nuova tendenza, che si andava ormai imponendo sulla scena artistica italiana e che presto avrebbe valicato i confini nazionali. L'arte povera e' una delle correnti artistiche più importanti a livello mondiale negli ultimi decenni del secolo appena trascorso, non ancora esaurita. Gli artisti – Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio, appaiono accomunati dal rifiuto delle sovrastrutture intellettuali che inficiano il processo artistico e dalla volontà di recuperare il valore autentico del progetto creativo; per questo i materiali nobilitati dall’arte tradizionale sono abbandonati a favore del libero utilizzo di qualsiasi elemento tratto dalla quotidianità. Le installazioni spesso invadono lo spazio dello spettatore, avvolgendolo anche con suoni (“Senza titolo”, 1970-71, di Calzolari) o profumi (“Respirare l’ombra”, 1999, di Penone); oppure riproducono la mutevolezza dei fenomeni naturali, come il cilindro di Zorio che cambia colore secondo l’umidità dell’ambiente (“Rosa-blu-rosa”, 1967) o la “Torsione” di Anselmo, che l’artista deve ricreare ad ogni esposizione.
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